“Man's right to know, to learn, to inquire, to make bona fide errors, to investigate human emotions must, by all means, be safe, if the word "freedom" should ever be more than an empty political slogan.” ― Wilhelm Reich

Archivio per marzo, 2014

La fonte del “NO” umano

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Quando nasce, un bambino esce da un utero caldo, a 37 gradi centigradi, per trovarsi in un ambiente a 18 o 20 gradi. Questo è abbastanza sgradevole. Lo choc della nascita… abbastanza sgradevole. Ma potrebbe sopravvivere a tutto questo se non succedesse quanto segue. Come esce viene preso per le gambe e picchiato sul sedere. Il primo saluto è uno schiaffo. Secondo saluto: viene tolto alla madre. Giusto? Viene tolto alla madre. Ascoltatemi bene a questo punto. Fra cent’anni sembrerà incredibile: toglierlo alla madre! La madre non deve toccare o vedere il bambino. Il bambino non ha nessun contatto corporeo dopo nove mesi di contatto corporeo a temperatura molto alta – ciò che noi chiamiamo il “il contatto energetico orgonotico corporeo”, il campo di azione fra loro, il tepore e il calore. Poi gli ebrei introdussero qualcosa circa sei o settemila anni fa. E questa è la circoncisione. Non capisco perché l’abbiano introdotta. E’ ancora un enigma. Prendono quel povero pene. Prendono un coltello. Esatto? E cominciano a tagliare. E tutti dicono : “Non fa male”. Tutti dicono: “No, non fa male”. Ci siamo? Questa è un scusa, naturalmente, un sotterfugio. Dicono che le guaine dei nervi non sono ancora sviluppate. Perciò il bambino non sente niente. Ora, questo è un assassinio! La circoncisione é uno dei peggiori trattamenti inflitti ai bambini. E cosa succede loro? Guardateli. Non possono parlarvi. Si limitano a gridare. Ciò che fanno è contrarsi. Si contraggono, si ritirano in sé, via da quel brutto mondo. Io mi sono espresso molto crudamente, ma certamente capirete ciò che voglio dire. Ora, questo è il saluto: toglierlo alla madre. La madre non deve vederlo. Ventiquattro o quarantott’ore senza mangiare nulla. Esatto? Pene tagliato. E poi viene il peggio: questo povero bambino, questo povero neonato, cerca sempre di allungarsi e di trovare qualcosa di caldo, qualcosa a cui aggrapparsi. Va dalla madre, mette le labbra sul capezzolo della madre. E cosa succede? Il capezzolo è freddo, o non diviene turgido, o il latte non arriva, o il latte è cattivo. E questo è abbastanza generale. Non si tratta di un caso su mille. E’ generale. Questa è la norma. Cosa fa dunque il neonato? Come reagisce a ciò? Come è costretto a rispondere a ciò bioenergeticamente? Non può venire da lei a dirle: “ Ehi, ascolta, sto soffrendo tanto”. Piange, semplicemente. E alla fine ci rinuncia. Ci rinuncia e dice “No!”. Non dice “no” con le parole, capite, ma questa è la situazione psichica. E noi orgonomisti lo sappiamo. Lo veniamo a sapere dai nostri pazienti. Lo deduciamo dalla loro struttura psichica, dal loro comportamento, non dalle loro parole. Le parole non possono esprimerlo. Qui, proprio all’inizio, si sviluppa il rancore. Qui si sviluppa il “no”, il grande “NO” dell’umanità. E poi ci si chiede perché il mondo è in subbuglio.

Tratto dal libro “Bambini del futuro” di Wilhelm Reich, 1950